Astori Camillo partiva volontario, a diciotto anni, poco prima che la guerra mondiale si concludesse per il fronte in un reparto di bersaglieri, conseguendo in breve tempo il grado di caporal maggiore.
Congedato si riarruolò volontario verso la metà del 1921 nel R.Corpo truppe coloniali e sbarcato a Tripoli venne assegnato al primo battaglione Cacciatori d'Africa, ove ben presto venne promosso sergente e seppe guadagnarsi la stima e il ben volere di tutti.
Chiese di essere destinato ai reparti di arditi che andavano costituendosi, e il suo desiderio venne soddisfatto.
Al comando del plotone arditi del 1.0 battaglione partecipò alle prime azioni iniziatesi nel 1922 per la riconquista della Tripolitania, distinguendosi per il suo slancio ed ardire.
Nel febbraio 1923, pochi giorni prima che dovesse partire per la licenza che gli era stata concessa, in una azione sviluppatasi poco lontano da Azizia — a Bu Argub — trascinò al contrattacco dei ribelli il suo piccolo ma glorioso reparto al grido di Arditi a noi! Avanti Savoia! finché sulla sommità di una duna una pallottola nemica lo ferì mortalmente.
Data la gravità della ferita non fu possibile farlo ricoverare subito all'ospedale di Tripoli e per due giorni giacque nelle tende dell’accampamento senza mai riprendere conoscenza, fintanto che venne con amorevoli cure trasportato all’ospedale suddetto, dove il mattino dopo alle ore 1,30 spirava.
La pietà dei famigliari volle che il caro Caduto riposasse per l’eternità nel natio paese di Manerbio e la salma di Camillo Astori dalla generosa popolazione dell'importante centro ebbe degne onoranze.
Precedevano la salma il Direttorio della locale Sezione del Fascio, e delle camice nere che portavano, una corona, la Musica Presidiaria, la Finanza ed un grande numero di Combattenti e di cittadini che rendevano all'estinto affettuoso tributo di omaggio accompagnandolo all'ultima dimora.
Fermatosi il corteo a Sciara el Garbi, fra i tanti che porsero le stremo saluto alla salma, il Maresciallo Giovanni Casu, amico dell'estinto, pronunziò il discorso che qui sotto riportiamo:
Anche noi, davanti la salma di questo eroe, cui la giovinezza spense il piombo ribelle. sentiamo il dovere d'inchinarci mandandogli l'estremo saluto ch'è gloria ai forti, ch'è anatema agli assassini.
FONTE:
- Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali e sottufficiali del R. esercito italiano e nel personale dell'amministrazione militare 1926
- Il popolo di Brescia
- La nuova Italia 10-02-1923
- La Patria del Friuli 20-04-1923
Congedato si riarruolò volontario verso la metà del 1921 nel R.Corpo truppe coloniali e sbarcato a Tripoli venne assegnato al primo battaglione Cacciatori d'Africa, ove ben presto venne promosso sergente e seppe guadagnarsi la stima e il ben volere di tutti.
Chiese di essere destinato ai reparti di arditi che andavano costituendosi, e il suo desiderio venne soddisfatto.
Al comando del plotone arditi del 1.0 battaglione partecipò alle prime azioni iniziatesi nel 1922 per la riconquista della Tripolitania, distinguendosi per il suo slancio ed ardire.
Nel febbraio 1923, pochi giorni prima che dovesse partire per la licenza che gli era stata concessa, in una azione sviluppatasi poco lontano da Azizia — a Bu Argub — trascinò al contrattacco dei ribelli il suo piccolo ma glorioso reparto al grido di Arditi a noi! Avanti Savoia! finché sulla sommità di una duna una pallottola nemica lo ferì mortalmente.
Data la gravità della ferita non fu possibile farlo ricoverare subito all'ospedale di Tripoli e per due giorni giacque nelle tende dell’accampamento senza mai riprendere conoscenza, fintanto che venne con amorevoli cure trasportato all’ospedale suddetto, dove il mattino dopo alle ore 1,30 spirava.
La pietà dei famigliari volle che il caro Caduto riposasse per l’eternità nel natio paese di Manerbio e la salma di Camillo Astori dalla generosa popolazione dell'importante centro ebbe degne onoranze.
I funerali di un valoroso
leri hanno avuto luogo le esequie del valoroso sergente Astori Camillo del 1° Batt. Volontari italiani, caduto da prode a Sidi Bu-Argub, combattendo contro i ribelli.Precedevano la salma il Direttorio della locale Sezione del Fascio, e delle camice nere che portavano, una corona, la Musica Presidiaria, la Finanza ed un grande numero di Combattenti e di cittadini che rendevano all'estinto affettuoso tributo di omaggio accompagnandolo all'ultima dimora.
Fermatosi il corteo a Sciara el Garbi, fra i tanti che porsero le stremo saluto alla salma, il Maresciallo Giovanni Casu, amico dell'estinto, pronunziò il discorso che qui sotto riportiamo:
«Il Sergente Astori Camillo è uno del tanti eroi della categoria dei sottufficiali che ha immolato la propria vita per la grandezza della Patria.
Egli, pieno di entusiasmo e di fede, si arruolò volontario nel Corpo Coloniale non appena s'iniziò l'opera feconda della restaurazione della dignità d'Italia in queste terre. Quando si costituirono i reparti d’assalto — ad imitazione di quelli che si coprirono di gloria sulla fronte italo-austriaca, egli spontaneamente chiese ai suoi superiori di esservi assegnato; dove sperava di poter esplicare meglio il suo compito, dove avrebbe potuto completamente dare sfogo al suo entusiasmo e spendere in pro della Patria le sue meravigliose energie.
Venuto finalmente il giorno di misurarsi col nemico, con tutto l'ardore dell'anima sia prese parte all’azione, e, quando nelle vicinanze di Tarhuna una pallottola ribelle lo colpiva mortalmente, egli era in testa al suo plotone, a fianco del suo comandante, movendo per dare l'assalto ai ribelli che in numero rilevante tentavano ostacolare la gloriosa avanzata delle nostre truppe.
Quella pallottola troncava in lui ogni ulteriore eroismo!
Tu, Astori, non sei il primo che ha bagnato le aride zolle africane con sudore e col sangue: la bandiera tricolore ha sventolato altre volte sulle lontane plaghe dell’interno per opera di altri innumerevoli eroi che portavano con essa il nome sacro d’Italia, il culto della civiltà e la fiaccola della redenzione per quelle genti che, l’opera deleteria di alcuni capi fanatici ambiziosi, rese ingrate e refrattarie ad ogni civile progresso.
Molti dei suddetti eroi incontrarono in quei campi morte gloriosa, senza però che dei loro sacrifici, noi ne potessimo cogliere i frutti, ma il valore italiano, sebbene con ritardo, ha potuto, ormai, vendicare le sorti, descrivendo nuovamente in Libia le fulgide pagine di storia del 1911 e 1912; manifestando in queste terre lo stesso eroismo che, dopo 4 duri anni di guerra, ci portava le vittorie del Piave e di Vittorio Veneto e dimostrando che il sangue italiano è veramente la naturale propagine del sangue latino; di quel sangue che seguiva Giulio Cesare nelle Gallie, nella Spagna, nell'Africa, nella Tessaglia, rendendosi in poco tempo padrone del mondo.
In questa rinascita delle antiche virtù, anche tu, Astori, ai voluto collaborare, hai dato la vita, hai con questo legato tuo nome all’epopea nazionale e la Patria ladditerà alla riconoscenza dei posteri.
Noi sottufficiali, siamo orgogliosi per questo, di chiamarci tuoi commilitoni, e piangendone l'immatura fine siamo, qui, oggi, venuti a renderti l'estremo saluto, promettendoti che, occorrendo, ciascuno di noi, saprà imitarti, seguirà volentieri la tua via, lieto di contribuire a rendere sempre più forte, più grande e più rispettata l'Italia nostra»
Anche noi, davanti la salma di questo eroe, cui la giovinezza spense il piombo ribelle. sentiamo il dovere d'inchinarci mandandogli l'estremo saluto ch'è gloria ai forti, ch'è anatema agli assassini.
FONTE:
- Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali e sottufficiali del R. esercito italiano e nel personale dell'amministrazione militare 1926
- Il popolo di Brescia
- La nuova Italia 10-02-1923
- La Patria del Friuli 20-04-1923
